Il commercio dopo la quarantena

La quarantena 4.0 ha fatto fare all’Italia in qualche mese quello che non si era riuscito a fare in dieci anni.  Fino a dieci anni fa l’Italia proibiva il wi-fi pubblico per paura del terrorismo. Era il Paese che aborriva il telepass, la carta di credito e l’e-commerce per paura di frode e insorgeva contro ogni tentativo di limitare i pagamenti in contanti.  Ora i negozi online hanno esaurito lo stock di tablet sotto i 500 euro, gli over-80 in clausura si allacciano a Internet, l’e-commerce sta scoppiando e Netflix è stato costretto a ridurre la qualità dello streaming per il sovraccarico della rete.

Da un popolo di Fantozzi, avvitati alla scrivania e sommersi da montagne di carte e timbri, siamo diventati smart come californiani.  Il problema è che il nostro sistema resta fantozziano. I regolamenti, gli iter, gli uffici, le notifiche via posta, le infrastrutture, tutto è progettato partendo dall’utente analogico, tutto è tarato su uno standard arretrato già venti anni fa.

La rivoluzione si può fare, rapidamente e senza sollevare polemiche, come si è visto con quella della ricetta elettronica per i farmaci, ben nota (anzi, obbligatoria) per chi ha animali domestici, ma introdotta per gli umani soltanto grazie alla quarantena, evitando così di trasformare gli studi dei medici di base in focolai di virus. 

Un piano per aprire lo spazio alla rivoluzione 4.0 che va fatto subito.

Abbiamo scoperto le casse automatiche,  lo smart working, i corsi universitari accessibili da casa, le bollette pagate da c/c, i blog come questo che stai leggendo, e chissà quanto altro... Tutto questo va continuato, magari avvantaggiandosi di sgravi fiscali per l’acquisto di server, VPN, computer portatili e software per i datori di lavoro che si virtualizzano.

Probabilmente, questi benefit verrebbero in buona parte coperti da un incremento del gettito fiscale generato da chi produce, installa e commercia tecnologia.

E' evidente che deve adeguarsi però anche la componente offline della smart economy. Il commercio online è esploso: fare la spesa online è diventato più difficile che comprare i biglietti per la finale dei Mondiali, e le società di trasporto stanno collassando sotto il peso delle richieste. Per le strade si vedono sfrecciare in continuazione i furgoncini dei corrieri trasportatori, ma nonostante questo le consegne subiscono ritardi quando non diventano semplicemente impossibili.

La mano invisibile del mercato presuppone l’immediata assunzione di nuovi corrieri, magazzinieri e operatori, magari reclutati tra i camerieri, gli addetti del settore fieristico e tanti altri lavoratori rimasti senza impiego e guadagno per colpa della quarantena.

Il nuovo mercato scoperto in questi giorni ( molti hanno fatto la spesa online per la prima volta),  non si ridurrà più ai valori precedenti l’epidemia. Non possiamo continuare a dire che dopo il Covid-19 non saremo mai più gli stessi, se nello stesso tempo speriamo che tutto tornerà come prima.

Anzi, speriamo di no. 

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